Tales

To give you a full immersion in the horror minds of Deathless Legacy, here are some horror short tales written by the members of the band. The short stories are in italian and free to read for everyone! Enjoy!

Racconti:
• Diario di Heinrich Blut
• Flusso di Coscienza di un Maniaco
• L'Ispettore
• C'era una volta
Diario di Heinrich Blut

25-03-1992 Immobile, seduto sul mio letto, osservavo la pioggia cadere copiosa. Il respiro mozzato e il sudore gelido che impreziosivano la mia fronte erano i decori perfetti per quella situazione: sapevo che c'era qualcosa, sapevo che c'era qualcuno ed ero terrorizzato. Chissà quanto tempo sarebbe trascorso prima che la mia fine avesse potuto giungere, per mano di chi, o cosa, poi? Non lo sapevo, non sapevo niente, avevo perduto le facoltà basilari che un essere umano è solito conoscere e ottemperare.
Se mi fossi spostato di un centimetro, mi sarei avvicinato al mio sicario, pagato da un'entità a me sconosciuta, ma sicuramente malvagia. Invocavo la sua misericordia affinché mi fosse concesso un altro giro di quella roulette russa che è la vita, ma le mie preghiere rimbalzavano nel vuoto della mia mente. La pioggia, violenta, batteva sui vetri di quella che un tempo era la mia stanza, ma che a poco a poco si era trasformata in una fortezza ermetica, una bara celata sotto metri e metri di universo.
Bussarono alla porta, e io non ebbi reazione alcuna: concessi un veloce zig-zag agli occhi, stanchi di fissare il cielo che piangeva. Mi fa sorridere, ora: ero nella mia bara-fortezza, pronto per regalare al mondo il mio ultimo anelito, il cielo piangeva violentemente la mia morte, e qualcuno aveva deciso di bussare, interrompendo il mio requiem personale fatto di acqua e tuoni.
Non mi rimaneva altro che scoprire chi fosse, attendevo intrepido l'entrata in scena di un personaggio che, certamente, non ero io ad aver deciso di far comparire nella mia storia.
Turbato e deliziato per l'emozione datami da quella che credevo fosse l'ultima avventura della mia vita, sentii la maniglia muoversi e impietrito nella mia condizione larvale, lo sentii entrare.
Non potendomi voltare, per lo sciopero generale del tessuto muscolare, immaginai un uomo in marsina nera, con le scarpe lucide e la pelle olivastra.
Immaginai che questi potesse essere armato e sperai che in realtà fosse intenzionato a salvarmi; cominciai a rilasciare gocce di pianto, che possenti, mi scolpivano il volto, lentamente, una dopo l'altra. Perché stessi piangendo, non mi è chiaro: da un lato speravo che la mia fine potesse giungere, poiché finire un qualcosa di iniziato, è sicuramente meglio che rimanere intrappolati nel mezzo. Sentivo che quell'uomo altri non era se non il mio Angelo della Metempsicosi, un sicario incaricato di salvarmi dal tormento che da sempre vegliava sulla mia vita.
Dall'altro lato, però, mi resi conto che il sipario sulla mia esistenza terrena si stava lentamente chiudendo, e fui terrorizzato da questo pensiero: non sapevo cosa mi aspettasse poi, né se effettivamente ci fosse qualcosa ad aspettarmi.
Sentii l'individuo strisciare verso di me, con un passo morbido, viscido e melmoso, e d'improvviso provai la stessa sensazione che si proverebbe di fronte all'Uomo della Sabbia: di colpo i miei pensieri si arrestarono, quella figura fungeva da semaforo rosso nel traffico della mia mente. I miei sentimenti si annichilirono totalmente, contrastanti com'erano gli uni tra gli altri: io ero morto. Emozionalmente, intellegibilmente, ogni singola cellula del mio corpo si mise a gridare, per svegliarmi da quel torpore totale.
Fu così che sentii quella cosa leccarmi la schiena, toccarmi il collo con mani oleose e ricoprirmi di un viscidume gelido e nero simile al petrolio; i miei sensi riuscivano a captare ogni sfioramento, rimandando alla mia mente scene di putrescenza, e vermi, e carcasse umane divorate con infamia da demoni dell'oltremondo.
Non potevo muovermi, potevo solo sentire: complice del mio stesso nemico, ero impassibile. Spettatore in prima visione del martirio del mio corpo, della mia mente e della mia anima, sentivo quest'ultima azzannare l'aria in preda a una furia bestiale: voleva fuggire da quell'incubo, voleva abbandonare la nave che stava affondando.
E io cosa facevo? Restavo immobile di fronte al mio destino, di fronte al susseguirsi degli eventi. Sentivo il suo respiro affannoso sul collo, la sua saliva che colava sulle mie spalle e le braccia avvolgermi in una mostruosa stretta.
E d'improvviso il buio più totale.
La prima cosa che rividi dopo quel momento, fu il volto di Herr Schneider, che, radioso, mi rassicurò. “Adesso si calmi, stia tranquillo Herr Blut. L'ansiolitico benzodiazepinico ha effetto immediato, si rilassi e lasci andare via le cattive emozioni. Infermiera, rimanga con lui: vado ad avvertire la famiglia circa l'attacco appena passato."


Flusso di Coscienza di un Maniaco

Notte luna piena gialla più grande di ieri ma come fa a starsene lassù voglio un gatto nero come quello fame pizza mc donald no mc donald fa male ingrasso poi nessuna donna più mi vorrà donne donna come quella là mi piace molto chissà il suo profumo vorrei odorarla i cani odorano i cani mi piacciono meno dei gatti voglio un gatto nero come quello che è passato prima voglio andare birra ho sete il pub di sempre è pieno di donne donne belle come quella di prima il suo profumo annusare odorare profumo di peschi in fiore voglio un sex on the beach perché si chiama così sesso in spiaggia sesso sesso sesso sesso spiaggia la spiaggia è lontana sesso sotto peschi in fiore sex on the beach costa troppo cinema western troppo tempo voglio vedere un western c’è un locale sulla strada parallela ok contatto umano buttafuori dresscode sono vestito adatto sta a me passato che caldo musica buona non voglio ballare i ecco i miei amici sì ragazze bella ragazza seduta troppa confusione non mi sente chiedo se è sola è ubriaca fradicia offro da bere mi ha baciato la lingua putrefatta dall’alcool sì andiamo in bagno che bella si spoglia da sola forse dovrei aiutarla no in terra no i vestiti ormai è nuda un altro bacio sesso no non mi va così brucia troppo sembrerebbe febbre no no troppo calda faccio al solito un altro bacio barcolla uh pompino no le viene da vomitare testa sul cesso che schifo non va bene punizione capelli puliti ricci affoga nel cesso troia così impari troia assomigli a mia madre muori affogata vomito che schifo muori così muori troppo ubriaca per reagire oh così va meglio corpo freddo e ora si scopa fredda al punto giusto no non posso venire esco cesso accanto vengo nel cesso meglio ho sete altra ragazza speriamo

L'ispettore

“Ho trent'anni e sono un ispettore di polizia.
Ho trent'anni, sono un ispettore di polizia, ma ancora non so che fare da grande. Non posso neppure sperare di vivere nella paura continua di morire, perchè la morte posso vederla ogni giorno in faccia, ogni giorno che entro in ufficio, ogni giorno che mi sveglio. Ho un'auto comune che è una semplice utilitaria giallo limone di cui certamente non vado fiero: sono uno sbirro con un'automobile giallo limone. Ho una vita semplice, nessuna sparatoria come si vede nei film e sono certo che la mia morte sarà altrettanto semplice: eccomi qua signori e signori, un insignificante viscido essere strappato al programma di un Dio che non sapeva cosa fare. I miei genitori non me lo hanno mai detto, ma sono sicuro di essere nato “per sbaglio” e anche da un rapporto privo di piacere. Dico tutto questo perchè nella mia vita il piacere non esiste abbastanza perchè mi sento un contadino della giustizia che sfacchina per combattere il male supremo, seduto su una poltrona di quelle da ufficio. Ma non una poltrona di pelle da Ispettore di Polizia, una poltrona di stoffa rossa, con a mala pena uno schienale e le ruote cigolanti, da ispettore di polizia con uno stipendio che a mala pena mi permette di poter sfamare i miei bisogni primari. E quel poco che posso dedicare agli sfizi, si riversa in alcool e film porno...già, perchè la mia mediocrità, i miei orari di lavoro ma soprattutto l'aspettativa di vita di un povero obeso non attirano nessuna donna. A livello sessuale i miei gusti non sono nella norma, o almeno, così mi hanno sempre detto: la prima volta che me lo dissero furono dei medici psichiatrici quando avevo 8 anni, dopo che mia madre mi aveva trovato con la sua biancheria a masturbarmi sul nostro cagnolino, un bastardino di nome Buzz. Avevo già partorito in me l'idea della purezza di un cagnolino e del suo bene nei confronti dell'uomo. Buzz infatti non si curava di ciò che io stessi facendo, continuava a scodinzolare e a guardarmi, ignaro del fatto che il suo sguardo da cucciolotto, la sua tenerezza e la sua ingenuità potessero solamente farmi eccitare ulteriormente. Ecco, quei gusti sessuali mi sono rimasti perchè i miei porno preferiti coinvolgono anche gli animali, mi piacciono le cose estreme ma non sono alla ricerca dell'ingenuità. Se ve lo state chiedendo vi rispondo subito: assolutamente no, non sono un pedofilo, combatto i pedofili a spada tratta, li odio con tutto me stesso e molto spesso mi è capitato di provare il piacere di arrestarne qualcuno, magari un ricco medico benestante, sposato con figli che violentava i nipoti. Odio il mondo quando va così.
Il mio primo rapporto sessuale l'ho avuto all'età di 28 anni. Con una prostituta da due soldi, ma con tutti i dovuti metodi contraccettivi e precauzionali, e da quel momento in poi è nato uno scambio commerciale fra noi due, ma niente di sentimentale. Le puttane non fanno per me,perchè stanno fuori tutta la notte, sono costrette ad andare a letto con mediocri come me, vecchi o mariti peccaminosi, molto spesso sono picchiate, torturate e uccise: però hanno una vita migliore della mia, sicuramente più attiva.
Ho detto di non aver paura della morte perchè ci sono in contatto quotidianamente: in realtà sono i miei colleghi ad esserci in contatto. Mi è capitato un solo caso in cui un uomo aveva ucciso sua moglie per paura che fosse posseduta dal demonio, quando in realtà il demonio era lui. Non si uccide per così poco, non si dovrebbe uccidere in generale, come non si dovrebbe perdere la borsetta in cui stavano i documenti, per cui poi sono io costretto a ritrovarla o a fare verbali; non si denuncia il nonno scappato di casa, se non si è prima controllato al bar di sotto; non si denuncia l'avvistamento di una navicella aliena, avvistata nei pressi di una fattoria, dopo che si è assunto qualsiasi droga.
Ecco che cosa mi rende ulteriormente mediocre: la droga. La cocaina più pura che ci sia la faccio propria delle mie narici, perchè mi fa sentire un leone a differenza della solita sensazione di verme che sento dentro di me, e forse ne avrei bisogno anche in questo momento. Chi dice che la droga sia un tunnel senza fondo, da cui non si potrà mai uscire se non stesi in un sacco nero, dice cose senza senso, perchè la droga mi ha dato degli amici. Gli smerciatori che me la procurano direttamente dai colombiani, sono dei ragazzi per lo più ventenni, che vanno a scuola, hanno la ragazza, si comportano bene in famiglia: dei ragazzi con una vita apparentemente mediocre, dalla quale cercano di evadere infrangendo la legge, e rendendo la vita più apprezzabile ad un altro mediocre come loro. Una volta sono andato dove sapevo erano soliti incontrarsi di sera, in un Irish pub niente male, che fa servire la birra a fanciulle prosperose in abiti succinti: li ho visti seduti al tavolo, che scrutavano le persone intorno a loro con gli occhi rossi e gonfi, ovvero fatti fino al midollo osseo. Mi sono avvicinato cercando un contatto sociale, ma dopo pochi minuti mi sono ritrovato nel cesso di quella bettola a tirare su dal tavolo una striscia profumata di adrenalina, e successivamente la sensazione felina del leone è apparsa fra il mio lardo, inizialmente avviando un diluvio di sudore, successivamente facendomi trovare di fronte al bancone a sbavare sulle tette in mostra della cameriera, che in preda al terrore che quel mostro potesse abusare di lei, aveva cominciato a gridarere e a minacciare di chiamare la polizia. Ho detto che non ce n'era bisogno, perchè io ero la polizia. L'ho detto sottovoce perchè me ne vergognavo tremendamente: uno sporco poliziotto aveva cercato di abbordare una ragazza dopo essersi tirato su una striscia di coca, rischiando di farsi riempire di mazzate.
Passato il trambusto cercai di nuovo i miei amici, ma purtroppo se ne erano già andati. Forse non si consideravano miei amici e forse non so considerare cosa sia un amico, perchè nella mia vita ho avuto solo quel cagnolino per amico.
Beh ispettore, lei mi chiede perchè ho ucciso quella puttana, perchè mi sia rovinato la vita commettendo un gesto da coglione. Lei mi aveva sedotto, dicendomi che mi capiva e che per questo mi avrebbe addirittura fatto uno sconto, ma poi si è rifiutata di fare l'amore con Sid, il mio pitone albino che si protendeva a lei quasi fosse colto da un'erezione.
Credo di essere stato esauriente nella spiegazione dei fatti, per cui proceda come da regolamento. So di essere in arresto, di poter chiamare un avvocato, ma io non ho un avvocato, perchè ho sempre creduto di avere le spalle coperte dalla mia professione. Ma infondo la ringrazio: non avevo mai parlato con nessuno, al di fuori di quegli psichiatri all'età di 8 anni, e almeno spero di avere un compagno di cella con cui passare tutti gli anni di umidità che mi vedo di fronte instaurandoci un rapporto fatto di amicizia, o semplicemente fatto di violenza.”


C'era una volta

C'era una volta una dolce principessa che viveva in un castello su una collina, immersa nei profumi dei fiori di arancio e delle migliaia di bellissime piante che vivevano per ricordarle quanto potesse essere bella la vita regale e quanto fosse bello essere serviti, coccolati e assecondati in tutto. La dolce fanciulla era nell'età giusta per sposarsi, appena vent'anni e suo padre bramava alla follia un erede così quanto una zanzara brama il dolce sangue da risucchiare a qualche ignara vittima.
“Un giorno cara mia avrai un bellissimo bambino, maschio, biondo con gli occhi verdi, così come ero io da giovane principe. Quel giorno deve essere il più vicino possibile, perchè non so quante altre volte potrò vedere il sole tramontare... presto il sole tramonterà su di me e la nostra città avrà bisogno di un nuovo re. “
“Ma padre, io non trovo quello che voglio... lo abbiamo cercato per tanto, mi avete presentato tanti bellissimi uomini, rigorosamente biondi con gli occhi chiari, di famiglie altolocate, o principi lontani. Nessuno di loro fa per me, e fortunatamente non faceva neppure per voi; spero e prego che in quanto vostra figlia sappiate un giorno capire ciò che voglio come marito e finalmente me lo troviate. ”
La fanciulla si trovava molto spesso ad affrontare discorsi simili con suo padre, ma era troppo giovane per capire che cosa volesse lei stessa, figuriamoci per capire le necessità del padre.
Suo padre era un re molto cortese e gentile, che ascoltava di gran cuore le richieste dei suoi sudditi, e cercava, per quanto potesse di assecondarle, non era affatto un uomo austero, cattivo o tenebroso come poteva sembrare a sua figlia; le aveva addirittura detto di non darle del voi, perchè il loro rapporto gli sarebbe sembrato troppo distante e freddo, ma lei aveva preferito ascoltare quello che le dicevano i suoi maestri, che le insegnavano le buone maniere, il modo di vivere di una principessa oltre che le normali discipline scolastiche.
“Quando parlate con un uomo o una donna altolocati dovete sempre dare del voi, così come faccio io nei vostri riguardi. Vostro padre è il primo col quale dovete rivolgervi così, non ve lo dimenticate mai. Se qualcuno dei sudditi osa darvi del lei o ignobilmente del tu, dovete dirlo e colui che avrà osato pagherà caro, tenete bene a mente quello che vi ho appena detto.”
Si era sempre sentita dire a questo modo, e aveva fatto condannare più di una persona, per lo più povera, che le aveva dato del lei o del tu, senza sentirsi affranta: se avevano visto strapparsi le vite dalle mani era solo perchè non si erano adeguati alle regole ferree e rigide del regno, e lei aveva solamente fatto rispettare ciò che la legge diceva.
A corte aveva sempre un via vai di uomini che si contendevano la sua mano: uno era troppo grasso, un altro aveva i capelli troppo scuri, l'altro ancora gli occhi troppo scuri. Non ne andava bene neppure uno...a suo padre. E col passare del tempo lei cominciò ad avere una visione molto rigida nei riguardi degli uomini, indossava lo stesso paio di occhiali del padre per osservare i suoi contendenti, e cominciarono a capirsi con un semplice cenno del capo. Scartavano, scartavano, scartavano e intanto passavano gli anni; vide suo padre invecchiare in un colpo e vide il destino del regno andare in fumo a causa sua. Cominciò a scrutare fra la servitù e i suoi damerini o insegnanti per vedere se qualcuno di loro aderiva ai suoi canoni, e più o meno tutti erano esattamente il contrario di quello che aveva bisogno. E adesso? Che avrebbe potuto fare? Suo padre si avviava verso il matrimonio con la Morte, e lei si avviava al matrimonio col nubilato eterno. Non era più nel fiore dei suoi anni , cominciava ad aggiungere sfere al triste pallottoliere della vita...21,22,23,24,25.
Infondo non sarebbe stata l'unica regina “Single”, basta pensare ad Elisabetta I, regina d'Inghilterra, denominata la “virgin queen”...non le andava bene comunque, ma solo così riusciva a tirarsi un po' su. Una notte mentre dormiva sentì gridare un servo, prontamente si alzò e ricevette la triste notizia della morte del padre. Infarto. Quello che le stava per prendere a lei quando lo vide rigido nel suo letto, pallido ma col volto rilassato. Chiese ai suoi servi se poteva rimanere un po' sola nella sua stanza col defunto re, e così i servi chiusero la porta, svanendo in un diluvio di lacrime.
“Padre, non ho trovato marito, non vi ho dato l'erede che tanto desideravate e mi sento terribilmente in colpa a causa di tutto ciò. Le mie lacrime hanno il sapore amaro della sconfitta, una sconfitta sentimentale perchè vi ho perso, ma anche perchè probabilmente con me si concluderà la nostra discendenza. Addio per sempre papà...”
Baciò il padre sulla fronte ancora tiepida e lo abbracciò. Mentre si dirigeva verso la porta si voltò per osservarlo per l'ultima volta, e notò una protuberanza che sporgeva coperta dal lenzuolo. All'altezza dei genitali.
La principessa inorridita sollevò la coperta, e vide il membro del padre in un'erezione che sarebbe durata fino a che i vermi non l'avessero asportata per la loro fame, ma lei non si sentì disgustata, ma al contrario si sentì eccitata, un'emozione che non aveva mai provato prima.
Tolse il lenzuolo definitivamente ed osservò il corpo marmoreo del padre, che via via si raffreddava e sbiancava.
Il primo servo che aprì la porta successivamente svenne, il secondo rimase a bocca spalancata. “Voleva un nipote che gli assomigliasse...” si giustificò la ragazza “...ma non so se ancora sono in tempo.”

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